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Antichi mulini di Ciago

di Caterina Zanin e Rosetta Margoni

 

I mulini nella storia di Ciago

ciago valdeimolini opificiIl fondamentale ruolo ricoperto dai mulini nella storia e nell’economia del paese di Ciago si rintraccia facilmente nelle testimonianze documentarie, orali e toponomastiche presenti ancora oggi. Il paese è infatti attraversato dal rievocativo tracciato della “Val dei Molini” che, trasformatosi in sentiero, un tempo costituiva una via principale che si collegava, mediante una rampa, alla strada sottostante, via di San Rocco. Lì la roggia attraversa la strada ed, in passato, vi era collocato un lavatoio - abbeveratoio posto in posizione parallela alla larghezza del tracciato che lasciava uno stretto passaggio per i carri al suo fianco. Ancora oggi parte di questo sentiero viene utilizzata frequentemente dai pedoni che si spostano fra via San Rocco e la chiesa, sono state abbandonate la ripida parte che raggiungeva il vecchio mulino Cattoni fiancheggiando la roggia e pure la ripida parte in basso alla quale si preferisce il Vicolo della rogia pur se privato.

Il toponimo della “Val dei Molini” si lega alle tradizionali arti molitorie che venivano esercitate nel borgo almeno sino dal 1387. A partire da tale data si leggono le prime tracce della presenza d’opifici collocati lungo la roggia del torrente Valachel e di un certo «…Antonius de Veczano…».

Le vicende dei mugnai e della macinazione dei cereali a Ciago rimangono celate sino al 1848, anno di richiesta per la costruzione di una chiusa sulla roggia ai fini dell’antincendio “A lato del paese di Ciago scorre una roggia che serve all’uso della macina in quel comune ...”. Successivamente furono resi pubblici la “Relazione Statistica della camera di Commercio e d’Industria in Rovereto per l’anno 1880”, testimoniante la presenza di tre mugnai, e la cartografia del 1860 (prodotta dal Catasto Asburgico) riportante ben cinque mulini. L’analisi della mappa attesta l’esistenza dei mulini Cattoni, Eccel e Zuccatti, il successivo spostamento di sede dell’opificio Cappelletti e la posteriore costruzione della fucina Lucchi.

 

La fucina Lucchi

Il mulino di Valentino Lucchi, un alto edificio eretto con muri in pietra, era situato un tempo all’altezza della “curva del ferar” località posta nella parte alta del paese sulla strada che porta in loc. Mondal.  Ricordato dagli anziani del paese, l’opificio ospitava una vecchia fucina, demolita al termine degli scontri bellici. Questa fu inaugurata sicuramente dopo il 1860, come dimostrano le linee tratteggiate rosse presenti nella mappa catastale asburgica disegnata in quell’anno.

All’interno dell’edificio c’era il maglio collegato alla ruota idraulica, il cui martellio acuto si sentiva fino in Gazza, la forgia alimentata dalla “bot de l’òra”, l’incudine e tutta la strumentazione tipica dei fabbri. All’esterno c’era il “travai” per la ferratura di buoi e cavalli di cui si servivano quelli di Ciago ma anche dei paesi del vicinato; al tempo una strada proveniente da Covelo e Monte Terlago arrivava a Ciago poco sopra la “curva del ferar” e nella “val dei molini”.

Per garantire un più costante e forte afflusso di acqua alla ruota idraulica, fu costruita poco sopra una vasca di carico dotata di dimensioni considerevoli (larga 3 m, lunga 1,5 m e profonda 70-80 cm) alimentata dal rio Valachel e collegata a un canale di legno chiamato “doccia” che faceva cascare l’acqua sulla ruota.

I ragazzi del tempo usavano la  “vasca del fèrar” per divertirsi e fare il bagno. Ci racconta Ivo Cappelletti che una volta, uscito dalla vasca, non ha più trovato le sue scarpe, qualcuno gliele aveva portate via. Le scarpe erano un bene prezioso, se ne possedeva un unico paio, alla domenica si passavano con la fuliggine in modo che tornassero belle nere.

Valentino saliva da Vezzano al mattino e tornava a casa la sera; a mezzogiorno uno dei suoi famigliari gli portava il pranzo. Forse la presenza di un fabbro di Vezzano a Ciago è legata al fatto che sua madre, Albina Zuccatti, era proprio originaria di qui.

Verso la metà degli anni Quaranta del Novecento chiuse questa attività; c’è chi lo ricorda scendere col carro pieno della sua attrezzatura e del legname ricavato dallo smontaggio del tetto.

I nuovi proprietari del terreno demolirono poi il rudere inutilizzato per non dover pagare le tasse.

L’officina di Valentino Lucchi proseguì poi la sua attività a Vezzano, nella casa di famiglia all’incrocio tra via Borgo e via Ronch, coi figli Mario, Elio e  Bruno Lucchi e l’uso di macchinari elettrici. Rimontarono a Vezzano il “travai” poco lontano dal loro laboratorio, nello slargo dei Tecchiolli accanto all’attuale parco giochi. Nel 1959 i contadini di Ciago si dotarono, attraverso la società che gestiva il locale caseificio, di un proprio “travai”  che posizionarono nella stradina dietro al caseificio stesso: era più semplice far arrivare lì il maniscalco che portare tutti gli animali a ferrare a Vezzano.

Ciago2001 travai diRM

Quel che rimaneva nel 2001 del vecchio "travai" del caseificio di Ciago è l'unica immagine che abbiamo trovato legata all'attività del fabbro-maniscalco a Ciago.

 

Il mulino Cattoni

Seguendo il corso d’acqua, rimanendo sempre nella parte sopra la chiesa di Ciago, si incontrava il secondo opificio; i coniugi Luigi Fortunato Cattoni (1864 - 1905) e Margherita Eccel furono gli ultimi proprietari che chiusero definitivamente i battenti ad inizio Novecento. L’edificio, che loro avevano acquistato dalle giovani figlie di Giacomo Cappelletti prematuramente scomparso, era suddiviso tra un piano terra dedicato al mulino, che ospitava “el castel” con gli ingranaggi, le macine in pietra, la “tramogia” (cono capovolto munito di fondo adoperato per versare i cereali nel macchinario), ‘l bùrat (macchinario per setacciare la farina e separarla dalla crusca) ed altri strumenti del mugnaio, ed un piano superiore destinato alla cucina ed alla camera da letto. All’esterno, sulla roggia, vi era un lavatoio.

Una bella foto presumibilmente di inizio Novecento testimonia la presenza di due ruote e di un canale della doccia. Questo, grazie ad una leva, si poteva spostare dall’interno del mulino.

Ciago1900circa mulinoCattoni RM

Ciago1991 esterno mulino Cattoni diRM Ciago2007 mulino3diRM Ciago2018 mulino Cattoni derivazione pulita diCaterinaZanin

Nella preziosa foto presumibilmente di inizio '900 sono ben visibili i particolari delle ruote temporaneamente a riposo e la leva che spinge fuori la doccia dall'interno dell'edificio; nella foto del 1991 era ancora visibile il perno della seconda ruota ed il palo che sosteneva la doccia rendendoci chiaro il salto che faceva l'acqua; nella foto del 2007 permane ancora il perno; nel 2018 si vede il letto della diramazione ripulito e permangono le concrezioni calcaree da cui la doccia partiva.

 

La casa ha poi cambiato proprietari e per lungo tempo la parte del mulino è rimasta inutilizzata, salvo piccoli periodi come quello della seconda guerra quando vi ha soggiornato Vittorio Bertoldi, lo sfollato trentino che in quel periodo ha decorato la chiesa del paese. La grande ruota è andata pian piano decomponendosi fino a scomparire negli anni ‘60.

Alcune foto scattate nel 1991 per il notiziario comunale ci mostrano quel che allora era ancora presente all’interno dell’edificio: il castello con i sottostanti ingranaggi, le soprastanti pietre molitorie (palmenti) ed il canale di uscita della farina, un setaccio (crivel).

Ciago1991 ingranaggi sotto castello mulino Cattoni1 diRM Ciago1991 ingranaggi sotto castello mulino Cattoni2 diRM Ciago1991 ingranaggi sotto castello mulino Cattoni3 diRM Ciago1991 macine mulino Cattoni diRM Ciago1991 uscita farina da macine mulino Cattoni diRM Ciago1991 Cornelio con setaccio mulino Cattoni diRM 

 

Un’altra foto fatta dalla scuola nel 2000 ci ricorda il lavatoio e una delle macine abbandonate, che ora decora un angolo del giardino riservato della casa.

ciago2000 lavatoio macina p Ciago2018 macinaCattoni fiori vert

La macina abbandonata accanto al lavatoio ora riutilizzata come fioriera.

 

Purtroppo col tempo molto di questo è scomparso.

La giovane famiglia che ora abita la casa ha compiuto recentemente lavori di isolazione dell’edificio sul fianco dove scorreva un tempo l’acqua della derivazione: scavando il tufo calcareo in quello che era il letto della derivazione è stata rinvenuta sul fondo una pavimentazione in selciato. Una grossa concrezione calcarea è ancora presente su un angolo dell'edificio dove l'acqua della derivazione iniziava a fiancheggiare la casa. Nella costa che scende oltre la strada, lungo la “Val dei molini”, si possono intravedere tracce dell’attività molitoria: una macina e una grande pietra lavorata.

Ciago2018 macina sotto ex mulino Cattoni lontana2 diRM  Ciago2018 macina sotto ex mulino Cattoni particolare diRM

Ciago2018 pietra incavata sotto ex mulino Cattoni diRM Ciago2018 pietra incavata sotto ex mulino Cattoni particolare diRM

Macina e pietra lavorata presenti oggi (2018) sotto il mulino Cattoni.

 

I mulini Zuccatti ed Eccel

La roggia ci accompagna a scoprire due mulini collocati nello stesso edificio nel pieno centro di Ciago. Questi, accuratamente segnalati nel catasto asburgico del 1860, appartenevano alle famiglie di Bernardo Zuccatti e di Giuseppe Eccel con le rispettive ruote poste nella “val dei Molini”. Il mulino Zuccatti chiuse i battenti già prima del 1880, l’Eccel nei primi anni Quaranta del secolo scorso.

Ciago2018 Mulini Zuccatti Eccel diStefanoZuccatti

Gli ex mulini Zuccatti - Eccel come si presentano oggi.

 

Percorrendo la “val dei Molini” si notano frequenti tracce della presenza dell’attività molitoria: le macine di vecchi mulini. Queste, a causa dell’usura, venivano sostituite e spesso utilizzate come materiale di costruzione oppure abbandonate dove non disturbavano, in questo caso a bordo strada. Una delle vecchie macine è stata valorizzata come elemento decorativo nel giardino di una nuova costruzione.

Ciago2000 macinemulinoZuccatti Ciago2018 macina abbandonata diCaterinaZanin

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Le vecchie macine Zuccatti poste lungo la strada in una foto del 2000, due di loro seminascoste dalla vegetazione oggi e la macina valorizzata a memoria dell'antica attività molitoria della "Val dei molini". 

 

All’esterno dei due vecchi mulini sono posizionati due antichi pestini in pietra, con una cavità il Zuccatti, con due l’Eccel. Grazie all’energia impressa dalla ruota idraulica dei pali di legno con punta in metallo si muovevano su e giù nei pestini, muovendo i chicchi dell’orzo o altri cereali liberandoli così dalla buccia.

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I pestini Zuccatti ed Eccel come si presentano oggi.

 

Il mulino Cappelletti

Infine, sull’altro lato della via di San Rocco, era attivo il mulino Cappelletti costruito da Antonio Cappelletti e dai suoi fratelli nel 1862 in sostituzione del precedente posto poco più in basso come riportato dalla mappa catastale asburgica. Nella dichiarazione prestata in quel frangente da “Antonio Cappelletti per sé e fratelli” all’Imperial Regia Pretura di Vezzano si legge: “I fratelli Cappelletti posseggono un mulino vecchio, mal composto, in disordine; essi intendono di mettere tale mulino che esistette sempre a ricordo d’uomo, e fu sempre in moto fino avanti pochi mesi…Domanda perciò con rispetto la facoltà di poter progredire nella riattazione del mulino. Osservano inoltre, che nel loro fondo erigono un avvolto da collocarvi carri, ed attrezzi da mulino…”.

Il nuovo mulino corrispondeva alla parte giallina di casa Cappelletti di oggi, appena attraversata la strada una derivazione portava l’acqua alla “doccia” che con un bel salto arrivava alla grande ruota idraulica posta al piano di sotto. Questo mulino occupava due piani dell’edificio, di sotto c’era il castello con gli ingranaggi, le macine (palmenti, prede) e la tramoggia. C’era poi il buratto che col suo movimento meccanico separava la farina raffinata da quella grossolana, la quale passava ad un elevatore a cinghie (“senge”) che portava al piano di sopra la farina per essere reimmessa nella tramoggia e rimacinata. Al piano superiore veniva consegnato il grano da macinare. Altri strumenti posti su questo piano per la preventiva pulizia del grano prima che entrasse nella tramoggia, anch’essi mossi dall’energia idraulica per mezzo di cinghie, erano: il “trabatin”, una sorta di setaccio meccanico mantenuto in costante movimento per separare i chicchi dalle impurità e di seguito la “svegiatrice” (svecciatrice), anch’essa in costante movimento per eliminare anche i piccoli semi di un’erba come la veccia, che avrebbe dato alla farina un cattivo sapore.  Grazie a numerose pulegge in legno, di diametro e spessore diversi, collegate alle varie macchine con le cinghie, il moto conferito dalla ruota idraulica poteva essere trasmesso secondo le necessità all’attrezzatura opportuna.

Curiose sono le due porte d’entrata del mulino di uguale fattura, quella del piano superiore, ora all’interno dell’edificio sotto una terrazza garage, riporta sulla chiave di volta la data 1690. Si può ipotizzare che i due portali provengano dal vecchio mulino.

Ciago2018ex mulini EccelCappelletti diRM porta interna IvoCappelletti diRM Ciago2018 part porta interna IvoCappelletti1690 diRM

Gli edifici che ospitavano i mulini Eccel e Cappelletti e la porta del mulino Cappelletti del 1690.

 

Il mulino Cappelletti, inizialmente “a prede” (macine), conobbe un’evoluzione tecnologica nel 1942 con l’installazione di un sistema a due cilindri per macinare sia il “zaldo” (farina gialla) sia il “bianco” (farina bianca). I fratelli Cappelletti ricordano il lungo e lento percorso fatto con i buoi per andare a recuperare i due grandi cilindri di seconda mano fino a Mattarello: partenza alle tre del mattino per ritornare alla sera. In quell’occasione fu installata anche una nuova grande ruota idraulica in legno dal diametro di 3-3,5 metri. Sia questi lavori straordinari, sia la costante manutenzione ordinaria richiedevano l’intervento di artigiani qualificati; tra loro quelli che più spesso lavoravano per i Cappelletti erano il fabbro Alfredo Manzoni di Vezzano, i falegnami Giuseppe Cimadom di Cadine e Giacinto Faes di Fraveggio.

Nel 1953, in seguito alla ristrutturazione dell’acquedotto irriguo con la predisposizione delle girandole per l’irrigazione a pioggia che richiese lo sfruttamento di una maggiore quantità d’acqua, venne installata nel mulino Cappelletti una moderna turbina per convertire l’energia idraulica in elettrica, con presa d’acqua molto più a monte e racchiusa in una struttura metallica. Questa turbina, acquistata dall’officina Leitner di Vipiteno, poteva contare su un salto utile di 70 metri e una portata di 8 litri al min. sec.; compiva 1000 giri al minuto sviluppando una potenza di circa 6 HP. La roggia al tempo aveva una portata maggiore di oggi, ma era comunque indispensabile il rispetto di un calendario d’uso con orari cadenzati concordato tra consorzio irriguo e i Cappelletti, in particolare nei mesi di magra estiva, per garantire loro un adeguato apporto d’acqua durante la macinazione e ai campi al di sopra del mulino una sufficiente irrigazione.

Verso il 1955 l’edificio venne ampliato della parte oggi tinteggiata in rosa e così la turbina finì all’interno dell’edificio. L’aspetto curioso è che anche la roggia passa sotto questo edificio con una cascata proprio sotto lo stuoino all’ingresso della nuova abitazione.

1953 disegno turbina Cappelletti 1950 55circa progetto casa Cappelletti

Rappresentazioni grafiche della turbina e del progetto di ampliamento di casa Cappelletti con incanalazione della roggia all'interno dello stesso.

 

Nel 1960 anche l’ultimo mulino di Ciago chiuse i battenti ed oggi non conserva nulla della vecchia attività; la turbina è stata venduta ad un collezionista friulano ed il resto è andato distrutto.

 

La localizzazione degli antichi mulini di Ciago

Su Google maps abbiamo geolocalizzato gli antichi mulini della Valle dei Laghi, si possono quindi vedere quelli di Ciago inseriti nel più ampio contesto della Valle dei Laghi:

Nella cartina storica austriaca del 1860 sono ben visibili le ruote attive in quel momento:

Il giovane pittore Stefano Zuccatti ci ha poi regalato questo spaccato della Roggia di Ciago tradotta in pittura:

disegno Ciago rid

 

I pannelli riassuntivi

Nel 2019 sono stati posizionati a Ciago due pannelli riassuntivi di questa ricerca, uno sul piazzale della chiesa e l'altro nel punto in cui la roggia attraversa Via San Rocco, i due punti estremi del sentiero della "Val dei molini". I rispettivi file pdf sono scaricabili qui.

 

Ringraziamenti

Si ringraziano per le preziose testimonianze e la collaborazione Cappelletti Augusto, Ivo, Lorenza; Menestrina Renzo; Zuccatti Antonio, Cornelio e Dolores.

 

Materiali a disposizione per l’approfondimento:

  • I mulini negli altri paesi della Valle dei Laghi descritti nel sito di Ecomuseo della Valle dei Laghi: opifici storici.
  • Rosetta Margoni, Diomira Grazioli e Ettore Parisi, La roggia di Nanghel in Il libro delle acque, Litografia Amorth, Trento, 2008, pp. 246-248
  • Attilio Comai, Un breve viaggio tra rogge e mulini in Il libro delle acque, Litografia Amorth, Trento, pp. 467-477- Consultabile al link: Un breve viaggio tra rogge e mulini
  • Diomira Grazioli, Rosetta Margoni e Luca Sommadossi, Tra gli ingranaggi del mulino in Vezzano sette: notiziario delle sette comunità, Saturnia, Trento, 1991, n.3, pp. 8-10
  • dizionario molitorio dell’associazione italiana amici dei mulini storici

I prodotti delle scuole:

Altre Fonti:

  • Giuseppe Sebesta, La via dei mulini, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, 1976
 

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